A Livorno, Padre Francesco concordò con i signori Fatti, Moscone e Burgheschi, membri anziani della Confraternita del Riscatto, le cerimonie che si sarebbero svolte nei giorni seguenti. Dopo l’ora di pranzo dello stesso giorno, iniziarono le liturgie del ringraziamento con una lunga processione che partì dalla Chiesa della Natività. Tutti gli schiavi riscattati, i redenti appunto, parteciparono alla processione, vestiti con gli stessi stracci della prigionia, una catena sulla spalla, accompagnati ciascuno da due confratelli della compagnia del Gonfalone. Aprivano il solenne corteo gli Ufficiali della Confraternita del Riscatto e i fratelli della Compagnia del Gonfalone con lo stendardo recante la scritta “ signum ordinis sanctissimæ Trinitatis redemptionis captivorum”, accompagnato da sei fratelli con le torce in mano e uno dei prigionieri liberati.
 
 

Cantando il salmo In exitu Israel de Ægypto, la processione giunse in Duomo dove, tra spari di mortaretti, moschetti e cannone, fu accolta da Monsignore Vicario Generale di Pisa e durò sino all’Ave Maria della sera con grande partecipazione popolare.
Il giorno seguente i festeggiamenti si spostarono a Pisa dove, in segno di gioia, tutte le campane delle chiese suonarono a festa. I redenti furono ricevuti dal canonico e priore della Confraternita del riscatto, il signor Bonaimi, e si recarono in Duomo dove li attendeva il suddetto Monsignore Vicario Generale con tutti i canonici e i cavalieri della città.
A Pisa Padre Francesco visitò la Cappella della Confraternita della Santissima Trinità e vi celebrò la S. Messa; dopo la celebrazione, le tre donne e la monaca candiotta liberate da Padre Francesco furono condotte in visita a 14 monasteri dal signor Nervi.