Le angherie toccavano ogni aspetto della vita dello schiavo: alle giovani donne cristiane non era permesso né ascoltare la S. Messa né confessarsi, ad ogni schiavo era dato un pane di sei once, di grano marcio impastato e cotto senza nessuna cura. Pur di sottrarsi a quella vita alcuni tentavano la fuga, sapendo di rischiare, se ripresi , pene terribili: il 5 settembre, fallì il tentativo di 16 schiavi che scapparono, cercando la salvezza per mare su due barchette di tela. Altri 40 schiavi tentarono la fuga sotto la guida di un rinnegato ma furono ripresi, così come 60 schiavi cristiani del Dey che, non essendo stati richiusi nel bagno, cercarono di scappare su di una grossa feluca . Catturati, la loro sorte fu orribile, quasi dovesse essere d’esempio per gli altri disgraziati che avessero tentato di scappare: ad uno furono spaccate le gambe , due furono squartati vivi, altri torturati e uccisi con gli aghi dai loro stessi compagni, bruciati vivi, tormentati a colpi di tenaglie infuocate, e a 15 furono tagliati naso ed orecchie e cavato l’occhio destro . Padre Francesco apprese inoltre che ogni governatore del Gran Sultano, dopo tre anni di incarico a Tunisi poteva tornare nella capitale dell’ Impero e l’uso voleva che il funzionario portasse con sé 25 o 30 giovani schiavi, scelti tra i più avvenenti per il suo personale piacere. |
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P. Francesco riuscì a liberare i seguenti 28 schiavi più 5 francesi: |
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